{"id":95,"date":"2019-06-13T15:12:47","date_gmt":"2019-06-13T13:12:47","guid":{"rendered":"https:\/\/orion-next.ddns.net\/cpnsauro.it\/?p=95"},"modified":"2019-11-02T18:50:28","modified_gmt":"2019-11-02T17:50:28","slug":"la-nostra-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cpnsauro.it\/?p=95","title":{"rendered":"La Nostra Storia"},"content":{"rendered":"<p>Tra questi ricordi, il Porticciolo Nazario Sauro occupa un posto importante, privilegiato, in quanto parte integrante della nostra giovinezza, l\u00ec abbiamo imparato a pescare e ad ascoltare chi della vitane sapeva pi\u00f9 di noi e ci trasmetteva le sue esperienze, noi ascoltavamo attenti, consapevoli di quanto importante fosse assimilare l\u2019arte e la capacit\u00e0 di vivere ed integrarsi con il mare, con il vento, annusando la bunana o il tempo ideale per proficue battute di pesca. Cos\u00ec, prima di passare alla storia del Porticciolo, ritengo utile parlare di &#8220;Prima&#8221;. Le cronache, quasi tutte verbali, ci dicono che alla fine dell\u2019Ottocento la nostra Livorno era una delle realt\u00e0 balneari pi\u00f9 famose, la prima a lanciare in Italia la moda dei bagni naturali con acqua marina, dotandosi di strutture organizzate, capaci, per la bellezza del luogo e l\u2019eleganza proflisa, di attirare la nobilt\u00e0 del tempo, curiosa, come sempre, di qualsiasi novit\u00e0. Nel 1781, Paolo Baretti, console di Sua Maest\u00e0 il Re di Sardegna, ottenne l\u2019autorizzazione di realizzare il primo stabilimento balneare davanti alla Spianata dei Cavalleggeri (oggi Terrazza Mascagni) che, nell 783, prese il nome del suo primo proprietario \u201cRombolino\u201d, per assumere in seguito il nome RInaldi e quello defm\u00ectivo, t\u2019amo- so almeno per due secoli, di \u201cBagni Trotta\u201d.<br \/>\nPer quanto riguarda invece lo \u201cScoglio della Regina\u201d, limitrofo allo specchio d\u2019acqua dove si trova oggi il Moletto \u201cNazario Sauro\u201d, vicino alla Porta a Mare, che si apriva alla spiaggia chiamata dei Mulinacci, va detto che nell 806, la Regina d\u2019Etruria, moglie di Lodovico di Borbone, scoperte le propriet\u00e0 idroterapeutiche dei bagni di acqua di mare, fece scavare sullo scoglio maggiore una vasca alimentata da quattro canalette. Lei, la pi\u00f9 nobile delle nobildonne della Toscana, vi si recava con la corte e, protetta da occhi indiscreti, si immergeva nel tepore dell\u2019acqua salmastrosa e pura. Per questo, il luogo venne battezzato \u201cScoglio della Regina\u201d. Nel 1846, invece, il dottor Carbone Squarci, ebbe la concessione e l\u2019autorizzazione per costruire uno stabilimento balneare in muratura, con palazzetta unita alla terraferma da un ponte a sei arcate, in un lungomare impreziosito dalla realizzazione dei primi edifici in stile tipico, ifi un complesso nobile e ben curato, raffigurato in numerose cartoline destinate ad illuGli strare la bellezza di Livorno in Italia e nel mondo. Nella stagione estiva, sui lidi livomesi venivano a stabilirsi Re e Regine, Principi e nobili, poeti ed artisti. Dopo la Regina Maria Luisa, a Livorno e sullo Scoglio della Regina, vennero Maria Luisa, arciduchessa s\u2019Austria, vedova di Napoleone il Grande e sorella del Granduca di Toscana, Ferdinando III di Lorena, Amedeo d Savoia, letterati come Alessandro Manzoni, Alessandro Dumas padre, ultimamente sepolto nel Pantheon di Parigi, tra i Grandi di Francia, George Byron, Percy Bisshe Shelley e, in tempi successivi, Aldo Palazzeschi, che ci ricorda la bella commedia toscana \u201cLe sorelle Materassi\u201d, mentre frequentatori assidui dei bagui erano Dario Niccodemi, Sabatino Lopez, Giovanni Marradi e Dino Campana, nei pi\u00f9 begli tra i momenti della sua tormentata storia d\u2019amore con Sibilla Aleramo. A chi soffriva di asma, i medici consigliavano l\u2019aria salsoiodica di Livorno, particolarmente nei<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.cpnsauro.it\/images\/phocagallery\/VARIE\/1940%20un%20tuffo%20al%20moletto.jpg\" alt=\"1940 un tuffo al moletto\" \/><br \/>\nmesi invernali e fra le tante persone illustri che si servivano di questa terapia, il grande Guglielmo Maruoni che, segu\u00ec la suddetta cura frequentando nella nostra Livorno le scuole medie. Il Moletto \u201cNazario Sauro\u201d venne costutuito nel 1925 e nel \u201830 fu portato a termine. Per quei tempi era un\u2019opera molto importante, preziosa per i pescatori, per gli avventurieri che correvano il mare in cerca d\u00ec guadagni e per i diportisti, all\u2019epoca molo possibile soltanto alla gente ricca. La costruzione era comunque indispensabile per risolvere l\u2019esigenza dei facoltosi clienti abituali dello Scoglio della Regina, di avere a disposizione un attracco prospiciente lo stabilimento balneare cIa essi frequentato. Un\u2019opera della quale si fece vanto il regime fascista che aveva portato a termine l\u2019opera pensando esclusivamente ad eventi bellici, ma non solo, perch\u00e9 il G.R.A. \u201cMussolini\u201d di via dei Prati, oggi via Mayer, ospitava l\u2019equipaggio dei vogatori del San Jacopo e si accaparravano ormeggio e uno stipetto nel \u201cMoletto\u201d per il gozzo del rione. Fino ad allora le attrezzature del gozzo e dei vogatori venivano poste in un locale di via dei Funaioli, dove si recavano dopo gli allenamenti. Ben presto il porticciolo divenne meta di tutti i pescatori della citt\u00e0, anche perch\u00e9 qui potevano trovare una barca a noleggio per recarsi a pescare i paraghi. Il noleggiatore, era una figura tipica del Moletto e personificava il vero lupo di mare. Si chiamava Baccigalupo, ma tutti lo conoscevano come il \u201cCampanaro\u201d, per il suo andamento dondolante. Per noi giovani il porticciolo era molto pescoso, ghiozzi, mugginetti, gamberi, anguille, triglie e frutti di mare. La pesca veniva effettuata con pezzi di grondaia, barattoli e mattoni forati, in sostituzione delle nasse. Le lenze non dovevano essere pi\u00f9 lunghe di due metri, le correntine a mano venivano 3 fatte con il crine dei cavalli. Dice Mario Del Preda: prendevamo un paio di forbicione da casa, ci si piazzava dietro i barrocci e, zac, un pezzo di coda veniva tagliato e, via. Una volta in via Funaioli c\u2019era un barroccio fermo davanti alla bottega di Nello il lattaiolo. Mi piazzai dietro e tagliai, ma il taglio fu troppo profondo e il cavallo, a causa del dolore, si imbizzarr\u00ec cominciando a correre come un disperato, provocando sconcerto e paura. Ce ne volle per fermarlo e il barrocciaio cerca ancora il \u201cmaledetto bastardo\u201d che aveva tagliato la coda al suo cavallo infilzandolo nel posteriore.<br \/>\nQuando il libeccio infuriava e non potevamo che restare all\u2019interno del \u201cMoletto\u201d, il tipo di pesca praticato era quello a eee. \u201cmazzacchera\u201d, vittime le anguille: una canna dura di due metri calata sotto banchina, mentre uno di noi sbatteva la superficie dell\u2019acqua, facendo schizzare le anguille a riva; li trovavano un bel boccone che ingoiavano flulmineamente per farsi tirare a secco. Il mare nel porticciolo e t\u00f9ori era molto pescoso all\u2019epoca e la variet\u00e0 dei pesci che l\u2019abitavano, era assai numerosa, tanto da spin gerc a ripetere ancora le sp ci di pesci che guizzavano tra le barche, anche per la penu ri di questi tempi: gamberi, margherite, muggini, granchi e altri molluschi. All\u2019Idroscalo, invece, in quegli anni si pote van pescare dei bei lupicanti e non uno ogni tanto. Le \u201corti\u2019ole\u201d erano apprezzate in sommo grado dai veri pescatori ed erano squisite dorate e fritte in padella. Uno dei pescatori pi\u00f9 famosi di \u201cfrignolo\u201d, autentica arte della pesca in notturna, era Silvano Mimbelli, abilissimo come nessun altro anche nella pesca dei ricci \u201cfrignolo\u201d, il cui nome deriva dallo sfrigolio che usciva dal beccuccio del lume a carburo, meriterebbe un capitolo a parte e chi lo praticava era senz\u2019altro un vero conoscitore del mare. Scanzo, meglio conosciuto come \u201cil maresciallo\u201d, era stato per molti anni guardia penitenziaria nella colonia penale di Gorgona, un autentico paradiso per i pescatori. In quelle acque aveva sperimentato vari tipi di pesca, ma il suo forte era la trama alle lecce con l\u2019aguglia viva, esca di indubbia attrattiva per questi pesci abbondanti nel nostro mare. Il \u201cmaresciallo\u201d ebbe una parte importante nell\u2019ampliamento del \u201ccalpestato\u201d del porticciolo e per la costruzione dello scalo di alaggio, che permetteva ai pescatori di mettere a terra le barche ed effettuare il carenaggio ed altre operazioni indispensabili per una manutenzione adeguata, valida oggi per le barche di plastica, figuriamoci quando erano in legno. La pesca a trama veniva effettuata a remi, sia per le occhiate che per i sugarelli ed era molto faticosa. Ricordo bene un certo Filippi<br \/>\ncon le sue cannuccie dotate di campanellini che lo avvertivano quando l\u2019occhiata abboccava. Una pesca semplice, semplice, ma il Filippi, abile e sperimentato, rientrava sempre al Moletto con un secchio contenente molte occhiate. Le correntine, invece, avevano il filo di crine dei cavalli. Le giunte erano a treccia, mentre il gancio veniva fissato ad un terminale di 20 cm di cordino ritorto con diametro di 3 mn-i e 3\/4 fili, secondo la profondit\u00e0 del fondale da raggiungere.<br \/>\nDove si pescava a quei tempi? Anche all \u2018interno del Moletto, ma era molto pescoso lo specchio d\u2019acqua dove poi furono realizzati i Bagni Nettuno e la costa vicina, anche la Bellana. Ricco di pesce e fauna marina era il mare intorno al Faro e all\u2019Idroscalo. L\u2019Idroscalo era un\u2019attrazione incredibile; le grandi ali, la fusoliera massiccia, i panciuti pattini, quegli splendidi aerei ammaravano o decollavano offiendo uno spettacolo bellissimo. Qualche velivolo, \u00e8 precipitato in mare. Questi aerei erano famosi per le trasvolate atlantiche di Italo Balbo, ucciso dalla contraerea italiana sul cielo della Libia di cui era governatore (si dice fosse stato fatto uccidere da Mussolini). Una volta morirono i sette uomini dell\u2019equipaggio di un aereo precipitato proprio davanti al porto. In un\u2019altra caduta gli aviatori si salvarono e molte tra le barche accorse al salvataggio erano uscite dal Moletto \u201cNazario Sauro\u201d. Altro tipo di pesca praticata \u201cin casa\u201d era quella con le \u201cgallette\u201d, sugheri rotondi di 7, 8 centimetri a cui venivano legati due braccioli di cordino ritorto con gli ami pendenti accanto ad una fetta di pane. I muggini arrivavano, si precipitavano sul pane e mangiavano rapidi, per guizzare subito indietro e nel farlo rimanevano irrimediabilmente agganciati all\u2019acciaio degli ami. Bastava calare il retino e il muggine era nostro. Il sughero costava e lo sostituivamo spesso con le lampadine bruciate. La pesca al frignolo, oggi vietata, invece, veniva effettuata con una torcia a fiamma tenuta in una mano rivolta verso l\u2019alto, mentre nell\u2019 altra mano si teneva una fiocina. Il pesce, attirato dalla luce, dapprima prodotta con un lume a carburo, poi con una bomboletta di pibigas, saliva come affascinato, rimanendo imbambolato e il pescatore aspettava il momento giusto per inlirzarlo. Ci voleva una abilit\u00e0 a tutta prova, perch\u00e9 bastava un movimento anche appena accermato, per rompere l\u2019incantesimo e farlo sparire. Una pesca appassionante, faticosa, dove l\u2019occhio doveva avere riflessi fhlminei, comunque di grande fascino e forza, la pi\u00f9 dotata di attrattiva per gli amanti della pesca. La pesca alla seppia era fatta con una femmina che attinva i maschi incapaci di staccarsi dal richiamo e quando era il momento giusto, si calava il retino e la seppia maschio era catturata. Uno scherzo spirtoso quanto mai era la sostituzione della femmina con un maschio. Il malcapitato, ignaro della burla, stava tutta la notte in mare e non riusciva a prendere assolutamente niente. Immaginiamo gli sfotto.Mario Del Preda<\/p>\n ","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra questi ricordi, il Porticciolo Nazario Sauro occupa un posto importante, privilegiato, in quanto parte integrante della nostra giovinezza, l\u00ec abbiamo imparato a pescare e ad ascoltare chi della vitane sapeva pi\u00f9 di noi e ci trasmetteva le sue esperienze, noi ascoltavamo attenti, consapevoli di quanto importante fosse assimilare l\u2019arte e la capacit\u00e0 di vivere &hellip; <\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":226,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-95","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-circolo-della-pesca-nazario-sauro","latest_post"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/cpnsauro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/cpnsauro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/cpnsauro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/cpnsauro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/cpnsauro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=95"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/cpnsauro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":96,"href":"https:\/\/cpnsauro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95\/revisions\/96"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/cpnsauro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/226"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/cpnsauro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=95"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/cpnsauro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=95"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/cpnsauro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=95"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}